All’ombra dei gelsi in fiore.

Genova, Porto Antico. Nella passeggiata dal Mandraccio alla Capitaneria di Porto ci sono le panche di legno, che sembrano degli ufo. Ogni panca gira tutto intorno alla sua aiuola, dove c’è il gelso piantato in mezzo.

Su queste cose è giusto spendere due parole, perché sono i dettagli che fanno l’insieme, e parte dell’attrattiva del Porto Antico è dovuta anche a particolari che si danno per scontati e quasi neanche si percepiscono. E così anche voi, signori congressisti che nelle pause dei lavori vi spingete a un’esplorazione negli immediati dintorni del Centro Congressi, dopo di ciò sarete in grado di apprezzare maggiormente il contesto!

I gelsi, quando li hanno piantati, erano poco più che degli arbustelli, e si pensava che la nostra generazione non avrebbe fatto in tempo a godere della loro ombra. C’è voluto il giusto tempo, ma adesso che sono cresciuti si allargano in ombrelli esagerati che sconfinano l’uno nell’altro e sembrano non conoscere pause stagionali. E’ che noi delle città non abbiamo più la pazienza, non siamo più abituati ad aspettare, vogliamo subito il baobab, fosse anche di plastica.

Sotto i gelsi, nelle belle giornate, siede una popolazione variegata, sulla quale è piacevole e interessante far vagare lo sguardo mentre si passeggia, e immaginare piccole storie, affacciarsi discreti su stralci di altre vite.

I gelsi accolgono tutti democraticamente sotto i loro rami densi di foglie di un verde brillante. Le mamme in sosta con i passeggini, le scolaresche in transito per la Città dei Bambini, i pensionati che elargiscono briciole ai passeri, gli impiegati col tramezzino della pausa pranzo, gli extracomunitari in fitte conversazioni o sdraiati lunghi sulle panche.

gelso

The High and the Mighty.

Nel Porto Antico ci sono anche esempi di vegetali eroismi. C’è un fico enorme, cresciuto caparbiamente proprio all’ingresso di Piazza Caricamento, appena un passo oltre la cancellata. Non c’è una logica, nel suo stare piantato solingo nel piazzale asfaltato di un porto, ma questa ostinata affermazione vitale, nessuno ha avuto il coraggio di sradicarla.

Ci sono poi le catalpe e i tigli lungo la Spina Servizi che costeggia i Magazzini del Cotone: cinque giganti che irrompono da aiuolette di un metro di diametro e sembrano affondare le radici nell’acqua sotto il Molo Vecchio. Quando è la stagione della fioritura, all’imbocco di Via dei Magazzini del Cotone l’aria stordisce deliziosamente di tiglio, e gli alberi sono un tripudio di grappoli di fiori bianchi.

fico

L’oasi.

Il pezzo forte naturalmente sono le palme, che accompagnano per tutta la passeggiata  dal Baluardo sino alla Darsena. All’inizio in verità non erano pochi gli scettici davanti a tutti quei palmizi piantati un po’ ovunque, invece dei consueti oleandri e pini marittimi. E c’era chi guardava con evidente biasimo quei tronchi che sembravano torsoli, pensando che non avevano speranza di attecchire, meno che mai di crescere: sembravano già capitozzati.

E invece adesso eccole lì che svettano gagliarde, anche quando fremono spettinate dal vento: sono un inno alla gioia che sale verso il cielo. All’ingresso del Porto Antico c’è un’oasi permanente: sotto le palme c’è chi legge il giornale, chi si gusta una fetta di focaccia, chi si addormenta alla brezza leggera, chi ascolta musica con gli auricolari.

palme

Più oltre, a fianco all’Acquario, un piccolo mondo verde racchiuso in una sfera di cristallo attende di essere scoperto….la Biosfera.

Ma di questo vi raccontiamo altrove….