Manovre ardite in Porto Antico.

Le navi da crociera al mattino e al tramonto passano davanti alla testata del Molo Vecchio, e ogni volta ci si ritrova a guardarle con sorpresa, come se un fatto così non fosse mai capitato prima. Perché c’è qualcosa di straordinario e di paradossale, nel fatto che un aggeggio così mostruosamente enorme ti stia passando davanti agli occhi – che sembra che basterebbe allungare un poco la mano per poterlo toccare –  in uno spazio che pare angusto e in due dita d’acqua, a formare per alcuni istanti un tutt’uno col fondo dei Magazzini del Cotone e della parallela Spina Servizi.

Entrano scortate dai rimorchiatori, ed è un rituale sempre affascinante da seguire, accudite sino all’imbocco del Porto Antico. Poi eseguono manovre di posizionamento e di accosto al molo che sembrano inverosimili per quelle dimensioni, e invece a considerare come tutto fila liscio pare che parcheggino un’utilitaria. Quando il vento ci si mette d’impegno vedi i rimorchiatori che letteralmente le spingono sino all’attracco, appoggiandosi a fianco di poppa e prua, e percepisci quant’è potente la forza dei motori che contrasta quella della corrente e del Libeccio che le vorrebbe gettare fuori.

Le navi da crociera qui al Porto Antico siamo abituati a vederle quasi tutti i giorni attraccate ai moli della Stazione Marittima di fronte, presenze amiche, lustre e brillanti al sole del mattino, maestose e rassicuranti nella loro placida possanza.

I crocieristi.

Di  mattina presto  dallo scalandrone sciamano  i crocieristi per le escursioni in città e fa piacere che siano qui a passeggiare nelle nostre strade e nelle nostre piazze, a scoprire quanto è bella Genova, e a raccontarla agli amici quando torneranno a casa. Li incontri radunati in gruppo davanti al Duomo di San Lorenzo e in Piazza De Ferrari, mentre ascoltano attenti le descrizioni della guida. Ti sfiorano scorrendo attraverso il centro storico, li scorgi mentre indicano un punto panoramico dal tetto del bus del City Tour.

Quando scende la sera e i crocieristi sono a cena nei bei saloni illuminati da lampadari giganteschi o assistono alle performance degli artisti nell’elegante teatro, la sirena dà l’avviso, si mollano gli ormeggi, lo scafo si stacca dolcemente dalla banchina, e la nave va…

La vedi sfilare via lentamente dal porto, con tutte le sue luci e il carico di divertimenti, e avviarsi verso il mare aperto e la prossima tappa. La puoi seguire ancora per un po’ con lo sguardo dall’alto della strada che costeggia il porto, mentre si allontana in diagonale e solennemente prende il largo.

Era la Concordia.

Al largo del porto è passato giorni fa il fantasma opaco della Concordia riemersa dalle acque del Giglio, ormai solo una chiatta sorretta da enormi cassoni e trainata dai rimorchiatori, in un corteo funebre verso il suo ultimo attracco.

Per oltre due anni l’abbiamo vista sdraiata su una fiancata in pochi metri d’acqua, abbiamo letto cronache di onte, testimonianze di eroismi, quantità di memorie dolenti.

Una delle più grandi navi della storia della marineria italiana, per sei anni ha percorso le rotte mediterranee. Adesso è un’enorme cosa immota, grigia e sfigurata, attraccata in un angolo del porto, a smantellamento iniziato. Non si riesce a immaginare che traboccasse di luci e di cristalli e di musica e di risate, e stringe il cuore a vederla così, perché queste grandi città che si spostano sull’acqua, evocatrici di immagini dell’altrove, di fastosità e di festa, sembrano quasi dotate di vita propria.