Avete sempre più fretta, congressisti, noi lo vediamo. Di mattino presto le navette vi depositano davanti al Centro Congressi e rapidamente prendete posto nelle sale.  Qualche congresso ha così tanto da comunicare che i lavori iniziano poco dopo le 7, sono praticamente delle pijama session.

Nella pausa pranzo, momento atteso per staccare il cervello, prendere una boccata d’aria, scambiare due parole con i colleghi, c’è persino chi vi fissa alla poltrona con in grembo un lunch box. Masticate meccanicamente tramezzini e crostata all’albicocca, gli occhi puntati sull’endoscopia che nello schermo scandaglia intanto anse e cavità.

Il tempo scandito.

I budget contratti, il tempo tiranno. Quel che si svolgeva in tre giorni, adesso si concentra in due. Si taglia, si condensa, si comprime.

La cena sociale vi concede finalmente una tregua. La navetta vi recupera all’hotel dove siete corsi a cambiarvi, e vi deposita all’ingresso del palazzo storico. L’attimo fuggente di un calice di prosecco e siete nuovamente seduti fianco a fianco, per la sfilata di crespelle, di filetti in crosta, di millefoglie. Poi di nuovo sui pullman e via in albergo.

Quando termina il congresso, sciamate al guardaroba come un sol uomo, sventolando la contromarca. E’ caccia al trolley. Poi, via di corsa sul taxi, all’aeroporto o alla stazione, presto presto, che a casa ci sono le email accumulate da smaltire. Forse, chissà, avrete il tempo di comprare un vasetto di pesto industriale o il peluche del delfino al duty free o nel negozietto di merchandising della stazione.

Gli accompagnatori ormai non accompagnano più. Sono sempre più rare nei programmi le escursioni e le visite guidate.

Congressisti, potreste essere ovunque e quasi non farebbe differenza.

Tutto intorno.

Ma per fortuna siete al Centro Congressi di Genova, e vi basta uno sguardo dalle vetrate, per respirare aria di mare. Vi sono sufficienti pochi passi, per immergervi in una città d’arte.

Magari vi hanno organizzato il cocktail o la cena, o anche solo la visita, all’Acquario. Ed ecco che, mentre aspettate di entrare, vi guardate intorno e vi rendete conto che siete su una grande piazza piena di vita e di colori.

E che ci sono il porto turistico pieno di imbarcazioni, le file di palme, i dehors dei ristoranti, la gente che passeggia e si gode il panorama. La straordinaria facciata affrescata di Palazzo San Giorgio subito fuori, i pittoreschi portici di Sottoripa subito dietro. I bracci del Bigo, il luccichio del sole sui cristalli della Biosfera, il battello che scioglie gli ormeggi per il giro del porto. Il colle laggiù come sfondo, con le antiche torri e i campanili mischiati ai grattacieli.

Slow down!

Prendetevelo, un po’ di tempo per voi, congressisti! Il Porto Antico, i caruggi, i Palazzi dei Rolli e le sciamadde li trovate solo qui. Internet vi può consegnare ormai a casa le famose cravatte di Finollo e le gocce di rosolio dell’Antica Confetteria Romanengo, o gli amaretti di Cavo, antica liquoreria. Ma certo non vi può rendere l’atmosfera di questi storici locali che conservano arredi e sapore d’altri tempi.

Non andate di fretta, congressisti. Concedetevi una sosta al tavolino di un bar in una suggestiva piazzetta e lasciate andare i pensieri, seguendo il flusso dei passanti che scorrono. Le email possono accumularsi ancora per un po’.