La lotta agli sprechi passa anche dai convegni.

Siglato l’accordo fra Federcongressi&eventi e Banco Alimentare Onlus, il Centro Congressi di Genova è stato una delle sedi del progetto pilota per il recupero degli alimenti non consumati in congressi ed eventi.

Dopo la sperimentazione avviata nei mesi di febbraio e marzo del progetto Meet&Eat: No Waste! presso il Centro Congressi di Genova insieme al Palacongressi di Rimini e alla struttura congressuale presso la sede di Milano del Sole 24 Ore, durante un singolo evento gestito da Emmezeta Congressi di Milano, sperimentazione che ha permesso di redistribuire oltre 700 porzioni di alimenti, il 26 marzo, durante la 8^ Convention di Roma di Federcongressi&eventi, è stato siglato un un accordo di collaborazione fra Federcongressi&eventi e Banco Alimentare Onlus volto al recupero del cibo eccedente dei convegni, per una sua ridistribuzione presso strutture a fini benefici.

Le buone pratiche.

Ma quali sono le buone pratiche che Federcongressi&eventi si impegna a sostenere e divulgare, in forza di questo patto? Il testo dell’accordo afferma innanzitutto che gli alimenti recuperati da eventi in ambito congressuale e alberghiero richiedono a questo fine di ridurre i potenziali rischi connessi al loro riutilizzo. Per questa ragione il loro consumo deve essere limitato alle 24 ore successive al loro ritiro, ferme restando le idonee condizioni di conservazione. Gli alimenti, anche se cotti, non devono essere conservati a temperatura ambiente per più di due ore dalla cottura e non si devono sottoporre a ripetuti raffreddamenti e riscaldamenti. Compatibilmente con le necessità di immagine dell’evento e il flusso delle persone, è utile, al fine di un recupero in maggior sicurezza, che gli alimenti vengano esposti sul buffet in modo progressivo. Alcuni alimenti non possono essere ritirati: piatti a base di pesce o carne cruda (es. roast-beef, carpacci, sushi), insalate già condite, i prodotti che contengono maionese e creme con uovo crudo non industriale.

piattiTrasporto e distribuzione.

Gli alimenti recuperati devono essere correttamente disposti in contenitori per alimenti, usa e getta o riutilizzabili, adatti a un trasporto sicuro, senza rischi di evasione del contenuto o contaminazioni esterne; se esposti al pubblico non devono presentare né segni di avvenuto consumo (parti di alimento, avanzi nei piatti) né evidenti segni di deterioramento, contaminazione od odori sgradevoli. Se non esposti al pubblico, devono essere mantenuti a temperature superiori a 60°C nel caso di piatti caldi o non superiori a 10°C nel caso di piatti freddi, nonché essere protetti da possibili contaminazioni esterne, possibilmente con apposito film protettivo, in contenitori chiusi per alimenti.

Quanto alle modalità di trasporto, l’analisi del rischio consente di differenziare nettamente le due categorie degli alimenti provenienti da catering. Per gli alimenti non esposti al pubblico, se conservati a temperatura non superiore a 10°C, non può essere interrotta la catena del freddo e occorre consumare entro le 24 ore dalla consegna, previo opportuno riscaldamento delle vivande; se invece conservati a temperatura superiore a 60°C, non  può essere interrotta la catena la catena del caldo fino al momento della somministrazione degli alimenti, che deve avvenire entro e non oltre 12 ore dalla consegna. Per gli alimenti esposti al pubblico, viceversa, è necessario che la consegna avvenga entro un tempo estremamente ristretto e il consumo in tempi rapidi.

La sperimentazione a Genova è stata realizzata grazie alla preziosa collaborazione di Capurro Ricevimenti s.r.l., caterer noto e operante a livello nazionale e internazionale e uno dei fornitori abituali di Porto Antico di Genova Centro Congressi.