Chiatte di ieri e di oggi.

Su internet ci sono alcune belle collezioni di vecchie cartoline di Genova. Del porto ce n’è una vasta scelta, in bianco e nero naturalmente, e anche qualcuna ritoccata con tinte pastellate dagli improbabili rosini e verdini.  Il porto in queste vedute è sempre pieno di grandi bastimenti, zeppo che sembra che non ci sia neanche il mare, ma solo navi una accosto all’altra.

Ci sono parecchie vedute con i Magazzini del Cotone sullo sfondo, e dietro la collina di Carignano, e davanti l’Isola delle Chiatte.

L’Isola delle Chiatte di oggi è una installazione simbolica alla memoria, ma questi barconi alla fine dell’Ottocento erano una quantità enorme, e fungevano da traghetto per le navi che non potevano approdare, erano una specie di estensione della banchina per l’attracco, e all’occorrenza servivano anche da magazzino.

Un’esperienza sensoriale.

L’isola è in realtà una penisola, collegata con la passeggiata intitolata a Fabrizio De Andrè che costeggia l’Acquario. La piattaforma posata sopra l’insieme di vecchie chiatte, ideata da Renzo Piano per il G8 del 2001, dondola dolcemente, più o meno al centro del porto. La collocazione è ideale per godersi una panoramica a tutto tondo, seduti su una panchina, cullati dallo sciabordio, respirando il profumo di mare che si sprigiona dal movimento dell’acqua intorno alle chiglie.

Le chiatte dell’Isola delle Chiatte hanno il gemito incorporato. Fanno impressione, da quanto stridono,  viene da pensare o prima o dopo si strappa qualche anello delle catene e si va alla deriva. Ma le catene sono possenti, e contribuiscono in larga parte alla composizione di un inconsueto concerto naturale, insieme al cadenzato sciacquio del moto ondoso sotto il fondo delle chiatte e al crepitio del legno ai movimenti della struttura.

Dicono gli agiografi del Porto Antico che prima del collaudo uno dei collaboratori di Renzo Piano fosse parecchio preoccupato per il cigolio, temendo che avrebbe urtato la sensibilità dell’architetto, notoriamente rigoroso. Così sono stati convocati d’urgenza i tecnici e i manutentori, che hanno fatto qualche gioco di prestigio, hanno tirato, mollato o regolato vai a capire che cosa, e il giorno dell’inaugurazione non un rumorino, non uno sfrigolio: il silenzio perfetto.

E  Renzo Piano ha aggrottato la fronte e ha detto: ma come caspita è che queste chiatte non cigolano, le chiatte devono cigolare, sennò che chiatte sono?

L’assistente è arrossito e ha fatto gulp, sono stati riconvocati d’urgenza i tecnici e i manutentori, che hanno tirato, mollato, o regolato vai a capire che cosa, e hanno rimesso il gemito alle chiatte.

Si consiglia vivamente.

Un consiglio ai congressisti: quando sentite la necessità di svaporarvi la mente dalla troppa erudizione delle sessioni di lavoro, fate una passeggiata sin qui (dal Centro Congressi sono pochi minuti).

Sedetevi su una panchina, chiudete gli occhi, assaporate l’arziglio, e lasciatevi cullare dal mare, in un concerto dedicato a voi.