Bigo vs Mancina.

Se dal centro del ponticello davanti al Baluardo si guarda verso la città, da quel punto si può osservare un bel gioco prospettico, con il Bigo che spunta da dietro la mancina idraulica, e pare più piccolo di quella.

E’ un bel match: la gru enorme, bianca e da scenografia di Disneyworld, e la gru piccola, scura e originale. Il fascino futurista dell’audace costruzione, ponte tra due epoche, leggiadra nella sua quasi assenza di volume, i bracci d’acciaio affusolati che spuntano come un fuoco d’artificio dall’acqua. Quello retrò della macchina compatta, rivestita di lamiera chiodata, poggiata su un basamento in muratura e blocchi di granito, un traliccio per braccio, i contrappesi racchiusi in una ruota di lamiera.

Il “mancinone” della Tannet & Walker è lì da oltre un secolo, anche se prima del ’92 gli anni li mostrava tutti, ultima gru superstite di un imponente sistema di settanta macchine analoghe contenute nel porto.

E’ la numero 4, e tirava su dieci tonnellate. Non era uno scherzo maneggiarla, ci voleva un’abilitazione speciale per manovrare le mancine idrauliche, che funzionavano con un sistema complesso di pompaggio d’acqua compressa che spingeva pistoni, muoveva catene, tirava cavi.

Gruassic Park.

Più oltre, lungo il Molo Vecchio, ci sono le cinque gru elettriche della Savigliano, che scorrevano su un binario lungo tutta la fiancata dei Magazzini e scaricavano le merci dalle navi attraccate. Sono eleganti e imponenti, sembrano animali preistorici ibernati, ma ancora vivi sotto il ghiaccio e pronti ad animarsi quando verrà spezzato l’incantesimo.

Ci sono altri gruosauri preistorici ancora più giganteschi, e anche un po’ inquietanti. Ci sorvegliano dall’altra parte del porto, sulla banchina di Calata Sanità. Sono dei protogiraffidi, che stanno immobili su quattro zampe altissime, e hanno il collo lungo lungo, e in cima c’è questa testa piccola che guarda verso i Magazzini del Cotone.  Quando si muovono, emettono un suono intermittente, e gli ominidi tutt’intorno allora sanno che si stanno muovendo, e si tengono alla larga dalle zampone.

Potenza sull’acqua.

Per vederla spuntare bisogna salire all’ultimo piano dell’autosilo e guardare verso est: la Langer Heinrich, ribattezzata Maestrale, costruita nel 1915 e fra le più antiche gru galleggianti tuttora conservate, la più importante in Europa, è ormeggiata qui dietro, a Calata Gadda.

Impiegata per la movimentazione di carichi, con la piattaforma che gira a 360° poggia su un pontone galleggiante di 150 mq, e arriva a 84 metri di altezza a braccio alzato. Fino al 1955  il funzionamento degli argani avveniva con una macchina a vapore.

Qualche volta, in occasione di eventi speciali, viene all’attracco davanti al Centro Congressi, ed è visitabile. All’attività portuale affianca infatti dal 2002 quella didattico-culturale, sotto l’egida del Ministero per i Beni e le Attività culturali che l’ha vincolata quale monumento di archeologia industriale.

Sorprende scoprire che lo scafo (cinquanta metri di lunghezza, 30 e mezzo di larghezza e quasi cinque di altezza) può ospitare oltre alle sale macchine un equipaggio di 21 persone, con servizi igienici, lavanderia, cucina attrezzata, spazi di servizio e depositi.

Fa un certo effetto vederla a fianco dei Magazzini, con tutta la sua imponenza e solidità poggiate sull’acqua. Ma il meglio lo dà quando la si vede emergere dai tetti dei capannoni portuali e  stagliarsi  in certi tramonti che incendiano il cielo e la collina,  i campanili e le antiche torri che stanno dietro.