On the docks.

Di primo mattino, nelle mattine placide, se fai un allungo sulla banchina del Molo Vecchio ti dici: non è vero che sono qui per lavorare. L’acqua è colorata da ellissi chiare e scure e le gomene crepitano morbidamente nella cantilena della tensione e del lasco alla bitta.

Guardi i marinai che con andamento lento dirigono il getto della canna dell’acqua sul ponte, o stanno a cavallo della falchetta, una gamba a penzoloni fuori bordo, a lucidare candelieri e gallocce. E ti dici: ecco, questo è un bel mestiere, questo mi piacerebbe farlo. Con il tempo che sembra scorrerti addosso senza affanni, tutto per te, e intanto che sciacqui e lustri, la tua testa viaggia per mari lontani, e approda nelle piccole baie incontaminate, nelle calette segrete con i palmizi da cartolina. E mentre fai i tuoi mestieri hai tutto l’agio di formulare i nuovi fondamenti della filosofia del Ventunesimo Secolo, veleggiando verso la verità universale, oppure postulare il sesto principio della termodinamica o scoprire finalmente il rimedio per l’alopecia androgenetica.

Uno sguardo sul porto.

Nelle giornate gioiose di primavera o di estate, se guardi dalle vetrate fronte mare dei Magazzini del Cotone c’è sempre un gran daffare di barchette da diporto, di rimorchiatori e di bettoline, e dei traghetti per le riviere e della navebus che collega la periferia di ponente. C’è un’aria festosa, briosa, e ti viene spontanea la considerazione: gente, ma venite a dare un’occhiata qui, e poi diteci se c’è un posto più bello per farci un congresso!

Alla svolta di Calata Gadda si vedono sovente sfondi meravigliosi. Può capitare di ritrovarti col fiato sospeso di fronte a un cielo coperto da nuvole cobalto mentre il sole da chissà dove rimanda dalle vetrate dei palazzi dello skyline torrentelli d’oro zecchino fuso.

O di stupirti davanti alla prua di una nave che avanza spedita poco lungi dal molo, sullo sfondo di un cielo rosa pesco oppure aranciato. O anche, guardando a levante, di sconcertarti davanti a un cielo drammatico di nuvole enormi e immobili, color vinaccia e ardesia, forate qua e là da qualche lama di giallo zolfo carico, che sembrano il preludio dell’Apocalisse.

Tutto questo spettacolo poco dopo l’alba…e dei tramonti ne parliamo un’altra volta!