Rieccoci al GISE, edizione 37. Il GISE, congresso nazionale di Cardiologia Interventistica, è stato una presenza ricorrente ai Magazzini del Cotone per  molti anni.  E’ un evento importante per noi e per la città, che accoglie 1600 visitatori per 4 giorni, ogni anno atteso e insieme un po’ temuto.

C’è  il GISE!

C’è il GISE! è la frase mantra, usata per giustificare l’impossibilità di rendere disponibile anche la saletta più piccola nel nostro Centro Congressi o la difficoltà nel reperire sistemazioni negli hotel. C’è il GISE! lo si dice, a seconda del momento, col tono di è arrivato il periodo dell’influenza! oppure di è stagione di andar per funghi!

Siamo avvezzi ai congressi articolati per  quantità di sale che lavorano in parallelo, e che implicano l’allestimento di altre in aggiunta a quelle in dotazione. I nostri Moduli sono spesso occupati da allestimenti estesi su tutta la superficie disponibile e che talvolta proseguono anche all’esterno. E  il nostro service tecnico è in grado di soddisfare ogni richiesta impegnativa per progettazione, gestione e dispiego di attrezzatura.

Ma il GISE è  particolare perché ritorna ma ogni volta è sempre un altro GISE. Con i chilometri di cablaggi stesi, le tecnologie che lo improntano fortemente e che ad ogni edizione vengono rinnovate e incrementate, la delicata gestione dei collegamenti di live surgery con le sale operatorie protratti per tutto il congresso, la complessità delle impostazioni della rete wifi che deve adattarsi ad una quantità di utilizzi e applicazioni. E poi quando arriva il GISE  il Centro Congressi perde il suo aplomb e si trasforma. L’ingresso diventa parte preponderante dell’area espositiva e parte dell’area espositiva diventa l’ingresso.

Quel sottile fascino inquietante.

Poi tutto si svolge come ogni volta che ci sono allestimenti di una certa portata. Gli allestitori sciamano tutti insieme e fuori è una lunga fila continua di camion e furgoni con i portelli aperti dai quali vengono estratti bancali di pannelli; dentro è un alveare frenetico di operai che assemblano pezzi di pedane, fissano pareti, segano, sparano graffette, pitturano.

E’ affascinante e inquietante insieme. Con l’energia produttiva che si sente scorrere in tutti i Moduli espositivi, il vociare, l’animazione, le cose che prendono forma dal nulla…

…senza più una porzione di pavimento dove poter camminare senza scavalcare pile di travi e cassette degli attrezzi, in un rumore continuo che frastorna e impone note alte per qualsiasi comunicazione. Tra segatura che viaggia per i locali, montagnole di nylon e sfridi di tamburato, di multistrato e di  forex sparsi ovunque. Nel reiterato perpetrarsi di attentati ai maniglioni delle porte, agli ascensori, ai muri e alle colonne, da parte di incauti conduttori di transpallet e di carrelli.

Ben esposti.

Tutto ciò sino a tarda sera  prima dell’inaugurazione, ogni volta nel serpeggiare del dubbio: ce la faremo? Poi finalmente gli allestitori ricaricano gli attrezzi su camion e furgoni e lasciano il campo libero allo squadrone delle pulizie, che compie il miracolo finale. L’indomani, tutto a posto, tutto lustro.

E dopo, a girare per l’esposizione, con gli stand che sembrano monolocali di design, con i salottini accoglienti, la macchinetta del caffè e i vassoi con biscotti e focaccia, e gli espositori tutti eleganti che spiegano le meraviglie delle loro tecnologie e dei loro prodotti, è davvero una soddisfazione.

Perché i nostri Moduli sono belli già di per sé, ampi e luminosi, ordinati e simmetrici con le file di colonne bianche, la vitalità del porto che risale dalle vetrate, ma anche più belli quando sono riempiti e vissuti.

Arrivederci.

Quando c’è il GISE, l’area espositiva è una specie di grande piazza piena di fermento e di cordialità e si ha l’impressione che siano tutti, cardiologi e informatori scientifici, a loro agio e soddisfatti, e che il networking non sia solo un obbligo di lavoro, ma una piacevole occasione di incontro e di aggiornamento.

I congressisti hanno ormai la padronanza degli spazi e si spostano con scioltezza da un piano all’altro, da una sala all’altra. E nella pausa pranzo si riconoscono dai cordini dei badge, ovunque nel Porto Antico sino al centro storico.

Dopo ben undici repliche, adesso il GISE fa rotta verso altre location, e già sappiamo che il prossimo anno, quando sarà la stagione dell’influenza e dei funghi, ci sentiremo un po’ spiazzati, ci mancherà questo compagno di sfide di molti anni. Ma noi, qui sulla banchina del porto, sappiamo che le navi vanno e vengono.