Le grandi manovre.

Quando si entra in un Centro Congressi a inizio evento sembra tutto pronto, ma dietro si sono appena compiute le grandi manovre, in una confusione creativa apparentemente senza rimedio. C’è quella sorta di miracolo, soprattutto quando ci sono gli allestimenti delle mostre, che ogni volta si compie inspiegabilmente, come se tutti i pezzi sparsi si componessero magicamente da soli un attimo prima dell’inizio dell’evento.

La sera prima le aree espositive sono disseminate di imballaggi, sfridi di moquette e strisce di nylon, gran parte degli stand è disadorna e mancano ancora le scritte su tutti frontalini. Il mattino dopo sembra si siano richiuse le acque dopo il passaggio di Mosè: tutto è ordinato e lindo, gli arredi sono collocati all’interno delle postazioni, le scritte tutte affisse, i prodotti esposti negli scaffali e i depliant impilati accuratamente sui tavoli.

Scatenamenti adrenalinici.

Quando ci sono le convention, sino alla mezzanotte, ma anche l’una o le due, la sera prima in sala c’è fermento, gli umori sono labili. Gli allestitori smaniano perché non riescono a sistemare un qualche pezzo della scenografia, i tecnici sono elettrici perché c’è un video in un formato impraticabile, o un computer che si è schiantato, o il software di una macchina che non si parla con quello dell’altra portata da un altro service. L’organizzatore va avanti e indietro, si scalmana e se la prende con tutti, perché il baraccone doveva essere messo a punto e funzionare perfettamente almeno tre ore prima.

Accordi e concerti.

Il mattino dopo, quando gli invitati hanno preso posto e si abbassano le luci, nell’aria, sopra la testa di tutti, aleggia un vago senso d’attesa, una piccola pausa come di raccoglimento, e in regia tutti sono concentrati e tesi, con le dita pronte sulle leve dei mixer, in attesa che nelle cuffie dell’intercom saetti il via.

C’è quell’atmosfera sospesa come prima di un concerto, quando si accordano gli strumenti, e c’è lo stridio degli archi che va avanti senza senso, tanto che ad un certo punto ti coglie il dubbio, ma questi qui, saranno capaci di suonare?

Finalmente parte la prima mitragliata di note, i laser disegnano frenetici ghirigori su tutte le superfici, le strutture mobili si alzano e si abbassano, viene lanciato il video, la macchina è ormai in moto, il concerto prende forma, si è percorsi da un rapido brivido di emozione:

ce l’abbiamo fatta anche questa volta: che spettacolo!