Una Expo’ in bianco e nero.

Agli appassionati di vecchie cartoline forse sarà capitato di imbattersi in alcune singolari vedute di una Genova non immediatamente ravvisabile: enormi cupole assiro-babilonesi erette in un’irriconoscibile Piazza della Vittoria,uno stadio davanti alla Stazione Brignole,  o una suggestiva monorotaia sospesa sull’acqua lungo Corso Saffi. Sono tra le memorie residue dell’Esposizione Universale del 1914, che portò Genova agli onori della cronaca mondiale, con raffinate architetture orientaleggianti, su progetto dell’architetto Gino Coppede’, e con macchinari e infrastrutture avveniristici.

Culture a confronto.

L’ Esposizione internazionale di marina e igiene marinara fu la celebrazione dell’avventura coloniale e dei progressi raggiunti in tanti anni di sacrificio: le aperture di dialogo tra i popoli, le nuove idee derivate dal confronto con altri paesi e altre culture.

A cent’anni da quella fantastica sperimentazione che cambiò l’aspetto della città per sei mesi e venne poi inghiottita, anche nel ricordo, dal primo conflitto mondiale, esce un libro che ne ripercorre la storia e la cronaca.

Coniugare passato e futuro.

A questa Expò un po’ Paese delle Meraviglie il giornalista genovese Massimo Minella ha dedicato, per De Ferrari Editore“1914 l’Esposizione Internazionale di Genova”. Dove rintraccia anche le premesse di progetti che ancora un secolo dopo Genova rincorre, sopravvissuti perché frutto di “un’intuizione senza tempo” che vagheggiava un modello di economia cittadina imperniato sulle attività del mare, del turismo e dell’innovazione.

Oltre a renderci la memoria di un evento di grande fascino, il libro lancia un invito a una rilettura della storia della città per comprenderne i suoi punti di forza, e  su questi far leva  per ripensarne il futuro.